Condizioni ambientali laboratorio
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Perché le condizioni ambientali contano nel laboratorio cartario

Nel laboratorio cartario, la qualità delle misure non dipende solo dagli strumenti: temperatura e umidità dell’ambiente hanno un impatto diretto sui risultati. Carta e cartone sono materiali igroscopici, cioè assorbono e cedono umidità in funzione dell’aria circostante. Se le condizioni cambiano, cambiano anche dimensioni, peso, rigidità e resistenza meccanica dei campioni. Per questo, parlare di “controllo qualità” senza considerare il clima del laboratorio significa accettare risultati poco ripetibili.

Effetti di temperatura e umidità su carta e cartone

Quando l’aria è troppo secca, la carta tende a perdere umidità: diventa più rigida, fragile, soggetta a rotture in trazione e in piega. Al contrario, in condizioni di umidità elevata si ammorbidisce, aumenta di peso, si deforma con arricciamenti e ondulazioni. 

Anche la temperatura influisce: se è troppo alta accelera gli scambi di umidità, se è troppo bassa rende difficile la stabilizzazione dei campioni.

In pratica, due prove eseguite sullo stesso materiale ma in condizioni ambientali diverse possono fornire risultati molto differenti, generando dubbi su: conformità del prodotto alle specifiche; confronto tra lotti di produzione; paragone con valori dichiarati da clienti e fornitori.

Riferimenti e condizioni standard di laboratorio

Per limitare queste variazioni, il laboratorio cartario dovrebbe lavorare in condizioni standardizzate di temperatura e umidità relativa. L’obiettivo non è solo “stare comodi”, ma garantire che tutti i test vengano eseguiti nelle stesse condizioni di riferimento, il più possibile vicine agli standard internazionali.

Mantenere valori stabili nel tempo consente di confrontare i risultati di prove eseguite in momenti diversi; dialogare con clienti e fornitori sulla base di parametri condivisi; ridurre contestazioni legate a differenze di misura.

Climatizzazione del laboratorio: cosa serve davvero

Per controllare le condizioni ambientali non basta un semplice condizionatore domestico.
Un laboratorio climato prevede:

  • un sistema di riscaldamento/raffrescamento dimensionato sul volume del locale;

  • un impianto di umidificazione/deumidificazione dedicato;

  • una distribuzione dell’aria che eviti correnti dirette su campioni e strumenti;

  • un isolamento termico adeguato per ridurre variazioni brusche.

A questo si aggiungono sensori di temperatura e umidità posizionati in punti strategici, collegati a sistemi di registrazione continua o almeno giornaliera. In questo modo è possibile dimostrare, anche a posteriori, che le prove sono state eseguite in condizioni controllate.

Condizionamento dei campioni prima delle prove

Un passaggio spesso sottovalutato è il condizionamento dei campioni. Se la carta arriva dallo stabilimento caldo, da un magazzino freddo o da un trasporto umido, va lasciata riposare nel laboratorio climato per il tempo necessario a raggiungere l’equilibrio con l’ambiente.

misurazione dell’umidità nella carta

Saltare questa fase significa misurare non il comportamento tipico del materiale, ma una situazione “transitoria”, poco rappresentativa. Una procedura chiara di condizionamento (tempi, modalità di stoccaggio, eventuale rimozione degli imballi) è essenziale per la qualità dei dati.

Stabilità dei risultati e affidabilità verso il cliente

Gestire correttamente temperatura e umidità nel laboratorio cartario non è solo una questione tecnica: è una promessa di affidabilità verso clienti interni ed esterni. 

Risultati stabili nel tempo permettono di:

  1. definire specifiche di fornitura realistiche e difendibili;

  2. individuare rapidamente derive di processo in produzione;

  3. ridurre discussioni e resi legati a misure discordanti.

In altre parole, un laboratorio con condizioni ambientali sotto controllo trasforma il controllo qualità da semplice “verifica finale” a vero strumento di gestione del processo produttivo.

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News Vetreria
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Vetreria da laboratorio

Noi di Toniolo s.r.l. siamo al servizio dell’industria cartaria dal 1910. La nostra storia, da sempre legata alla produzione della carta, ci ha permesso di raggiungere alti livelli di conoscenza nel settore, competenze approfondite, ed esperienza che ci permettono di proporre soluzioni e prodotti affidabili.

Ecco perché, abbiamo pensato anche alla categoria relativa alla vetreria da laboratorio.

Vetreria da laboratorio: cos’è

La vetreria da laboratorio consiste in una varietà di attrezzature, che si utilizzano in laboratori chimici. Essa viene utilizzata generalmente per attività quali gli esperimenti scientifici.

Nella chimica moderna, alcune attrezzature in vetro sono state sostituite con la plastica, che può essere maneggiata più facilmente, data la minore fragilità. Tuttavia, la qualità e le proprietà del vetro ne richiedono ancora l’utilizzo in svariate applicazioni. Una di queste è, per esempio, la sua elevata resistenza al calore.

Ancora oggi, la vetreria per laboratorio chimico rappresenta la principale categoria di apparecchiature utilizziate in laboratorio.

La vetreria da laboratorio si spende in diversi settori, dal chimico, al farmaceutico, a quello medico.

Le tipologie di strumenti in vetro borosilicato utilizzate più di frequente sono:

  • I contenitori, come provette non graduate a fondo tondo o conico, i cilindri graduati, i bicchieri in forma alta e bassa;
  • I cristallizzatori, gli essiccatori, gli estrattori, i distillatori e gli imbuti separatori (graduati e a forma unificata);
  • Le beute per vuoto e matracci tarati di classe A;
  • Le pipette graduate e tarate;
  • I palloni con collo smerigliato e le colonne cromatografiche;
  • I flaconi autoclavabili con tappo a vite.

Tipologie di vetro utilizzate

Il vetro utilizzato per la vetreria chimica da laboratorio si suddivide a sua volta in diverse categorie, a seconda delle proprie qualità e caratteristiche:

  • Vetro al piombo. Ottenuto con la aggiunta di ossido di piombo, il vetro al piombo si caratterizza dalle altre tipologie di vetro per il suo elevato indice di rifrazione;
  • Vetro borosilicato. Questa tipologia di vetro è quella che maggiormente si presta alla vetreria chimica da laboratorio, grazie alla sua capacità di resistenza allo stress termico e al suo basso coefficiente di dilatazione;
  • Vetro di quarzo. Una delle caratteristiche principali del vetro al quarzo è la sua capacità di resistere a temperature elevate;
  • Vetri silicei. Queste tipologie di vetro sono adatte alla produzione dei bulbi delle lampadine UV grazie alla loro elevata resistenza termica e resistività elettrica e chimica;
  • Vetri non silicei. Sono composti da miscele di diverse tipologie di ossidi, e sono utilizzati maggiormente per la trasmissione di raggi infrarossi. Un campo di utilizzo dei vetri non silicei è, per esempio, quello ottico;
  • Vetro sodico calcico. Una delle tipologie di vetro più comuni, essendo il materiale che compone oggetti di utilizzo quotidiano, quali le finestre e le bottiglie di vetro.

Se desideri avere informazioni più dettagliate non esitare a contattarci!