Condizioni ambientali laboratorio
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Perché le condizioni ambientali contano nel laboratorio cartario

Nel laboratorio cartario, la qualità delle misure non dipende solo dagli strumenti: temperatura e umidità dell’ambiente hanno un impatto diretto sui risultati. Carta e cartone sono materiali igroscopici, cioè assorbono e cedono umidità in funzione dell’aria circostante. Se le condizioni cambiano, cambiano anche dimensioni, peso, rigidità e resistenza meccanica dei campioni. Per questo, parlare di “controllo qualità” senza considerare il clima del laboratorio significa accettare risultati poco ripetibili.

Effetti di temperatura e umidità su carta e cartone

Quando l’aria è troppo secca, la carta tende a perdere umidità: diventa più rigida, fragile, soggetta a rotture in trazione e in piega. Al contrario, in condizioni di umidità elevata si ammorbidisce, aumenta di peso, si deforma con arricciamenti e ondulazioni. 

Anche la temperatura influisce: se è troppo alta accelera gli scambi di umidità, se è troppo bassa rende difficile la stabilizzazione dei campioni.

In pratica, due prove eseguite sullo stesso materiale ma in condizioni ambientali diverse possono fornire risultati molto differenti, generando dubbi su: conformità del prodotto alle specifiche; confronto tra lotti di produzione; paragone con valori dichiarati da clienti e fornitori.

Riferimenti e condizioni standard di laboratorio

Per limitare queste variazioni, il laboratorio cartario dovrebbe lavorare in condizioni standardizzate di temperatura e umidità relativa. L’obiettivo non è solo “stare comodi”, ma garantire che tutti i test vengano eseguiti nelle stesse condizioni di riferimento, il più possibile vicine agli standard internazionali.

Mantenere valori stabili nel tempo consente di confrontare i risultati di prove eseguite in momenti diversi; dialogare con clienti e fornitori sulla base di parametri condivisi; ridurre contestazioni legate a differenze di misura.

Climatizzazione del laboratorio: cosa serve davvero

Per controllare le condizioni ambientali non basta un semplice condizionatore domestico.
Un laboratorio climato prevede:

  • un sistema di riscaldamento/raffrescamento dimensionato sul volume del locale;

  • un impianto di umidificazione/deumidificazione dedicato;

  • una distribuzione dell’aria che eviti correnti dirette su campioni e strumenti;

  • un isolamento termico adeguato per ridurre variazioni brusche.

A questo si aggiungono sensori di temperatura e umidità posizionati in punti strategici, collegati a sistemi di registrazione continua o almeno giornaliera. In questo modo è possibile dimostrare, anche a posteriori, che le prove sono state eseguite in condizioni controllate.

Condizionamento dei campioni prima delle prove

Un passaggio spesso sottovalutato è il condizionamento dei campioni. Se la carta arriva dallo stabilimento caldo, da un magazzino freddo o da un trasporto umido, va lasciata riposare nel laboratorio climato per il tempo necessario a raggiungere l’equilibrio con l’ambiente.

misurazione dell’umidità nella carta

Saltare questa fase significa misurare non il comportamento tipico del materiale, ma una situazione “transitoria”, poco rappresentativa. Una procedura chiara di condizionamento (tempi, modalità di stoccaggio, eventuale rimozione degli imballi) è essenziale per la qualità dei dati.

Stabilità dei risultati e affidabilità verso il cliente

Gestire correttamente temperatura e umidità nel laboratorio cartario non è solo una questione tecnica: è una promessa di affidabilità verso clienti interni ed esterni. 

Risultati stabili nel tempo permettono di:

  1. definire specifiche di fornitura realistiche e difendibili;

  2. individuare rapidamente derive di processo in produzione;

  3. ridurre discussioni e resi legati a misure discordanti.

In altre parole, un laboratorio con condizioni ambientali sotto controllo trasforma il controllo qualità da semplice “verifica finale” a vero strumento di gestione del processo produttivo.

Vuoi saperne di più? Clicca qui e scopri i nostri servizi.

Dinamometro Porosimetro Spessimetro
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Porosimetro, spessimetro, dinamometro: strumenti per il laboratorio cartario

Nell’industria della carta e del cartone, la qualità non è un concetto astratto: è il risultato di misure precise e ripetibili. Tra gli strumenti più importanti del laboratorio fisico-meccanico troviamo porosimetri, spessimetri e dinamometri. Ognuno di questi apparecchi permette di controllare una caratteristica fondamentale del materiale, fornendo dati indispensabili per cartiere, converter e stampatori che vogliono mantenere standard elevati e ridurre scarti e contestazioni.

Porosimetro per carta: controllare passaggio di aria e liquidi

Il porosimetro per carta misura la permeabilità del foglio all’aria o ad altri fluidi. In pratica, indica quanto “aperta” è la struttura del materiale. Un’eccessiva porosità può causare problemi in stampa (assorbimento incontrollato di inchiostro) oppure nella tenuta di barriere e coating; al contrario, una porosità troppo bassa può compromettere l’asciugatura o la traspirazione.

In laboratorio il porosimetro permette di:

  • confrontare diversi gradi di carta e cartone;

  • verificare la costanza di produzione tra lotti;

  • impostare correttamente inchiostri, colle e trattamenti superficiali.

Per un controllo affidabile è importante che lo strumento sia conforme agli standard di prova richiesti dal cliente o dalla norma di riferimento.

Spessimetro carta: lo strumento per spessore e densità

Lo spessimetro per carta (o micrometro) misura lo spessore del foglio con precisione centesimale. Dal valore di spessore, combinato con la grammatura, si può ricavare la densità apparente, parametro fondamentale per caratterizzare carte grafiche, packaging e tissue.

Uno spessimetro ben progettato deve garantire:

  • pressione di contatto costante tra incudine e misuratore;

  • superficie di appoggio adeguata al tipo di materiale;

  • ripetibilità delle misure nel tempo.

In produzione, lo spessore influisce su resa, rigidità, comportamento in piega e accoppiamento. Controllarlo regolarmente consente di evitare problemi di registro, difetti di stampa e incompatibilità con macchine di converting e confezionamento.ù

Dinamometro carta: resistenza a trazione, strappo e compressione

Il dinamometro per carta e cartone è il cuore delle prove meccaniche. Si tratta di una macchina in grado di applicare un carico controllato al campione e misurare la forza necessaria alla rottura o alla deformazione.

Con un dinamometro è possibile eseguire, tra le altre:

  • prove di trazione su carta e cartone;

  • test di allungamento e modulo elastico;

  • prove su cartone ondulato (ad es. compressione di colonna o altri test specifici);

  • test su giunzioni, nastri, adesivi e imballaggi finiti.

I risultati permettono di verificare se il materiale sopporta le sollecitazioni di stampa, confezionamento, trasporto e stoccaggio, riducendo il rischio di rotture in macchina o di danni ai prodotti confezionati.

Come scegliere e integrare porosimetri, spessimetri e dinamometri

Scegliere gli strumenti giusti significa partire dalle esigenze reali del laboratorio: tipologia di prodotti (carta grafica, tissue, cartone ondulato, imballaggi), normative applicabili, frequenza dei test. 

È importante valutare: campo di misura e risoluzione degli strumenti; possibilità di collegamento a software per raccolta dati e tracciabilità; servizi di taratura e manutenzione; eventuale formazione del personale alle procedure di prova.

Un parco strumenti ben dimensionato, supportato da un partner tecnico competente, consente di trasformare il controllo qualità in un vero alleato della produzione, capace di prevenire problemi anziché limitarli a consuntivo. Se vuoi, noi della Enrico Toniolo possiamo essere quel partner: clicca qui per contattarci senza impegno e saperne di più.

Noleggio strumenti
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Noleggio strumenti per laboratorio cartario: una scelta strategica

Nel mondo dei laboratori cartari, avere strumenti affidabili e aggiornati è fondamentale per garantire un controllo qualità serio su carta e cartone. Tuttavia, l’acquisto di nuove attrezzature richiede investimenti importanti, tempi di decisione lunghi e impegni di budget non sempre sostenibili. In questo contesto, il noleggio strumenti per laboratorio è diventato una soluzione concreta per mantenere alto il livello tecnico senza bloccare risorse economiche. 

Nell’articolo di oggi scoprirai di più su questo servizio.

Vantaggi economici: niente investimento iniziale

Il primo beneficio evidente del noleggio è l’assenza di un investimento iniziale. Invece di immobilizzare capitale per l’acquisto di un singolo strumento (spesso costoso e altamente specializzato), l’azienda sostiene un canone periodico programmato.

Questo aiuta a:

  • preservare la liquidità per altre attività strategiche (produzione, marketing, personale);

  • semplificare la pianificazione dei costi grazie a canoni fissi e prevedibili;

  • evitare ammortamenti lunghi e complessi a bilancio.

Per molte realtà, soprattutto PMI o laboratori in fase di avviamento, il noleggio è il modo più semplice per accedere a strumenti professionali senza appesantire il conto economico.

Flessibilità operativa: strumenti giusti al momento giusto

Un altro punto forte del noleggio è la flessibilità. I volumi di lavoro e le esigenze di prova possono cambiare nel tempo: nuovi clienti, nuovi prodotti, nuove normative. 

Con il noleggio è possibile incrementare o ridurre il parco strumenti in base ai carichi di lavoro; testare nuove tipologie di strumenti prima di un eventuale acquisto; sostituire rapidamente attrezzature che non rispondono più alle esigenze del laboratorio.

In pratica, il laboratorio resta sempre “allineato” alle necessità reali, evitando di ritrovarsi con strumenti sottoutilizzati o, peggio, insufficienti per le richieste dei clienti.

Manutenzione e assistenza incluse nel canone

Uno dei timori principali di chi gestisce un laboratorio è la fermata imprevista di uno strumento di misura: oltre al costo della riparazione, c’è il rischio di ritardi nelle prove e consegne fuori tempo ai clienti interni o esterni. Con il noleggio, nella maggior parte dei casi, manutenzione e assistenza tecnica sono incluse nel canone:

  • controlli periodici programmati;

  • interventi di riparazione più rapidi;

  • eventuale sostituzione temporanea dello strumento in caso di fermo prolungato.

Il risultato è una maggiore continuità operativa e una riduzione del rischio di blocco delle attività di laboratorio.

Quando conviene davvero il noleggio rispetto all’acquisto

Noleggiare non è sempre la soluzione ideale, ma lo diventa in alcuni casi molto chiari:

  • Progetti temporanei o picchi di lavoro: quando serve uno strumento solo per alcuni mesi o per una commessa specifica.

  • Start-up di laboratorio: quando non è ancora chiaro quali saranno i volumi di test nel medio periodo.

  • Aggiornamento tecnologico frequente: per strumenti che vengono sostituiti o aggiornati di continuo e rischiano di diventare rapidamente obsoleti.

  • Budget di investimento limitato: quando l’azienda dispone di budget operativo, ma non di capitale per nuovi acquisti.

Quando invece il laboratorio utilizza lo stesso strumento in modo intensivo, per molti anni, e non prevede cambi di tecnologia nel breve periodo, l’acquisto può risultare più conveniente sul lungo termine.

Noleggio strumenti per laboratorio cartario: come scegliere il partner giusto

Per ottenere il massimo vantaggio dal noleggio è fondamentale affidarsi a un partner che conosca bene il settore cartario e le specifiche esigenze dei laboratori. 

Alcuni elementi da valutare sono: l’ampiezza e la qualità della gamma strumenti disponibili (prove su carta, cartone, tissue, laboratorio fisico-meccanico ecc.); i tempi di consegna e installazione; i servizi inclusi nel canone (formazione, taratura, manutenzione, assistenza telefonica); la possibilità di trasformare il noleggio in acquisto a fine periodo, se lo strumento si dimostra strategico.

In questo modo il noleggio diventa un vero strumento di gestione del rischio e di crescita graduale del laboratorio, non un semplice “affitto” di macchinari.

Hai bisogno di noleggiare gli strumenti per il tuo laboratorio cartario? Clicca qui e contattaci senza impegno: ne parleremo insieme.

Assorbenza Capillarità
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Assorbenza e capillarità della carta: cosa sono davvero?

Quando parliamo di assorbenza e capillarità della carta non ci riferiamo solo a quanto “beve” un foglio. Parliamo di come l’inchiostro penetra, si distribuisce e si fissa nella struttura fibrosa del supporto

L’assorbenza indica la quantità e la velocità con cui un liquido viene assorbito; la capillarità descrive il modo in cui il liquido si muove all’interno dei micro-canali tra le fibre. Questi due parametri, insieme, determinano la resa finale in stampa e la lavorabilità in converting (taglio, piega, accoppiamento, laminazione, ecc.).

Scopri di più nell’articolo di oggi. 

Perché assorbenza e capillarità contano in stampa

In stampa, l’obiettivo è avere un trasferimento di inchiostro controllato e costante

Se la carta è troppo assorbente, l’inchiostro penetra eccessivamente: i colori risultano “spenti”, i dettagli perdono definizione, i testi fini si allargano (dot gain). Se invece l’assorbenza è troppo bassa, l’inchiostro resta in superficie, con rischio di sbavature, tempi di asciugatura lunghi, offsetting e problemi in fase di finitura.

La capillarità, dal canto suo, influenza l’uniformità del film di inchiostro: una capillarità irregolare può generare macchie, zone più sature e aree più chiare, rendendo instabile la qualità di stampa da un lotto all’altro.

Gli effetti nel converting: adesivi, accoppiamenti e coating

Nel converting, assorbenza e capillarità incidono sull’adesione delle colle nei processi di accoppiamento carta-carta o carta-film; sulla tenuta dei coating (vernici, primer, trattamenti superficiali); sul comportamento in piega e cordonatura, dove un supporto troppo rigido o disomogeneo può spaccarsi o deformarsi.

Una carta che assorbe in modo prevedibile consente di ottimizzare le quantità di colla e vernice, riducendo scarti, difetti e fermo linea. Al contrario, una capillarità eccessiva o non controllata può portare a zone di colla “asciutte” o troppo bagnate, con problemi di delaminazione o ondulazioni.

Come si misurano assorbenza e capillarità in laboratorio

Per trasformare la qualità in numeri servono strumenti dedicati e metodi standardizzati. Tra i test più diffusi troviamo:

  • Test Cobb: misura quanta acqua assorbe la carta in un dato intervallo di tempo, espresso in g/m²

  • Test di penetrazione dell’olio o dell’inchiostro: valuta velocità e profondità di assorbimento di liquidi specifici

  • Prove di capillarità: analizzano il movimento del liquido all’interno del foglio in funzione del tempo

Questi dati permettono a cartiere, stampatori e converter di confrontare diversi supporti, qualificare i fornitori, impostare correttamente i parametri macchina e costruire specifiche tecniche chiare lungo tutta la filiera.

Benefici di un controllo qualità strutturato

Un controllo sistematico di assorbenza e capillarità porta vantaggi concreti:

  • stabilità di stampa (meno prove, meno scarti e reclami);

  • riduzione dei consumi di inchiostro, colle e vernici;

  • ripetibilità tra lotti e maggiore affidabilità del prodotto finale;

  • migliore comunicazione tra cartiera, stampatore e cliente finale, grazie a dati condivisi.

Per le aziende del settore carta, cartone e packaging, investire in strumenti di prova affidabili e in procedure di test ben definite significa trasformare un parametro “invisibile” in un vero vantaggio competitivo

Se hai bisogno di un partner affidabile, noi della Enrico Toniolo siamo a tua disposizione: clicca qui e contattaci senza impegno. Ne parleremo insieme. 

 

Verso una filiera più efficiente e sostenibile

Controllare assorbenza e capillarità non è solo una questione di estetica di stampa: significa ridurre resi, ristampe, sprechi di materiali e consumi energetici. In un contesto in cui la sostenibilità è sempre più centrale, una gestione precisa di questi parametri contribuisce a processi più efficienti e responsabili, sia per carta vergine sia per carta riciclata.

Porosimetro
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Porosità del foglio: come e perché misurarla

Nel settore cartario, la porosità del foglio è uno dei parametri chiave per valutare la qualità e le prestazioni funzionali della carta. Da essa dipendono caratteristiche fondamentali come l’assorbimento, la stampabilità, la traspirabilità e persino la resistenza meccanica del prodotto.

Misurare correttamente la porosità è essenziale per controllare il processo produttivo, garantire la conformità alle norme e ottimizzare l’utilizzo del materiale in applicazioni industriali e di stampa.

In questo articolo scopriremo cosa si intende per porosità della carta, perché è importante misurarla, quali metodi e strumenti utilizzare e come interpretare correttamente i risultati.

Cos’è la porosità della carta?

La porosità rappresenta la capacità del foglio di lasciar passare aria o gas attraverso la propria struttura in un determinato intervallo di tempo.

Dipende da diversi fattori. Come la fibrazione e composizione della pasta (fibra lunga/corta), i trattamenti superficiali subiti (patinatura, collatura), la pressione e calandratura nel processo di produzione, la grammatura e lo spessore del foglio.

Una carta più porosa presenta una struttura più aperta, mentre una carta meno porosa (più densa) offre una barriera all’aria maggiore.

Perché misurare la porosità del foglio è importante

La misurazione della porosità è fondamentale perché influenza l’assorbimento dell’inchiostro (stampabilità offset, inkjet), la permeabilità all’aria (imballaggi, filtri, carte tecniche), il comportamento nei processi di coating e laminazione, la stabilità dimensionale e la qualità superficiale della carta, il controllo qualità e uniformità tra lotti di produzione

Una porosità costante è indice di buon controllo del processo produttivo.

Norme e standard di riferimento

Le principali norme internazionali per la misurazione della porosità della carta includono:

  • ISO 5636 – Paper and board – Determination of air permeance (medium range)

  • TAPPI T460 – Air resistance of paper (Gurley method)

  • TAPPI T536 – Air permeance (Bendtsen method)

Ogni metodo si basa su principi diversi, ma tutti misurano il tempo o la portata d’aria necessaria a passare attraverso una determinata superficie.

I principali metodi di misurazione della porosità del foglio

Metodo Gurley

Misura il tempo (in secondi) necessario per far passare 100 ml di aria attraverso il campione a una pressione costante.

Indicato per carte con bassa permeabilità (alta resistenza all’aria).

Maggiore tempo = minore porosità

Metodo Bendtsen

Misura la portata d’aria (ml/min) che attraversa il foglio a pressione costante.

Adatto per carte più porose o rivestite.

Maggiore portata = maggiore porosità

Metodo Sheffield

Simile al Bendtsen, ma con condizioni di pressione e geometrie diverse. Viene utilizzato per carte patinate e carte da stampa fine.

Strumenti di misura

Gli strumenti più utilizzati nei laboratori cartari includono: porosimetri Gurley (manuali o automatici), porosimetri Bendtsen (digitali, a canali multipli), analizzatori Sheffield e sistemi automatici di controllo qualità in linea, per monitorare la porosità durante la produzione.

Gli strumenti moderni permettono registrazione dei dati, statistiche automatiche e tracciabilità completa.

Best practice operative: alcune indicazioni

Condizionare i campioni a 23 °C e 50% UR prima della prova (ISO 187)

Tagliare i provini senza danneggiare i bordi

Eseguire più misure su aree diverse del foglio

Calibrare periodicamente lo strumento

Registrare ogni dato per lotti e macchine di produzione

Affidati a un partner esperto porosità del foglio

La scelta del metodo e dello strumento più adatto dipende dal tipo di carta e dallo scopo della misura. 

Con Enrico Toniolo S.r.l. puoi contare su una consulenza tecnica specializzata, un’ampia gamma di porosimetri certificati ISO e TAPPI, servizi di noleggio, taratura e manutenzione e formazione e supporto tecnico continui per il personale di laboratorio.

Se hai bisogno di un partner competente, clicca qui e contattaci senza impegno. Scopriremo insieme il porosimetro più adatto al tuo laboratorio.

test umidita
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Misurazione dell’umidità nella carta: una guida

L’umidità è uno dei parametri più critici nella produzione e nel controllo qualità della carta. Un livello di umidità non corretto può compromettere spessore, rigidità, peso, stabilità dimensionale e stampabilità. Per garantire prestazioni costanti e conformità agli standard internazionali, è essenziale operare una misurazione dell’umidità della carta con strumenti affidabili e secondo metodi normati.

In questo articolo vedremo perché è importante il controllo dell’umidità, quali sono i metodi di misura standard e quali strumenti utilizzare per ottenere dati precisi e ripetibili.

Perché fare una misurazione dell’umidità nella carta

La carta è un materiale igroscopico, ovvero tende ad assorbire o rilasciare umidità in base alle condizioni ambientali. 

Anche una piccola variazione può influire su:

  • Dimensioni: rigonfiamento o restringimento del foglio

  • Proprietà meccaniche: trazione, flessibilità, spessore

  • Grammatura apparente e densità

  • Stampabilità e assorbimento inchiostro

  • Stabilità durante la trasformazione e la laminazione

Controllare l’umidità è dunque indispensabile in ogni fase del ciclo produttivo: dalla produzione del foglio al confezionamento finale.

Umidità standard di riferimento

La maggior parte delle norme internazionali definisce una condizione standard per i test di laboratorio: temperatura (23 °C ± 1 °C), umidità relativa (50 % ± 2 %) e norme di riferimento (ISO 187 – Paper, board and pulps – Standard atmosphere for conditioning and testing; TAPPI T402 – Standard conditioning and testing atmospheres).

Prima di qualsiasi prova fisico-meccanica, la carta deve essere condizionata in queste condizioni per almeno 24 ore.

Metodi di misurazione dell’umidità

Metodo gravimetrico (essiccazione in forno)

È il metodo di riferimento (norma ISO 287). Procedura: si pesa un campione in condizioni ambientali note, si essicca in forno a 105 °C ± 2 °C fino a peso costante, si calcola l’umidità come differenza di peso percentuale.

I vantaggi? Elevata precisione e conformità normativa.

I limiti? Si tratta di un metodo distruttivo che richiede tempo e attenzione.

Metodo a infrarossi

Utilizza sensori IR che rilevano la quantità di radiazione assorbita dall’acqua nel materiale.

I vantaggi? Parliamo di un metodo rapido e non distruttivo, che può essere utilizzato in linea sul processo produttivo. 

I limiti? Necessita di calibrazione frequente ed è sensibile alle variazioni di grammatura e composizione.

Metodo capacitivo o a microonde

Misura la variazione di costante dielettrica del materiale in funzione del contenuto d’acqua.

I vantaggi? Letture immediate e possibile uso sia in laboratorio sia in linea.

I limiti? Accuratezza inferiore rispetto al metodo gravimetrico.

Metodo con igrometro portatile

Strumenti pratici per misure rapide e indicative. Ideali per controlli di routine e stoccaggio.

I vantaggi? La portatilità e la velocità. Inoltre, non è richiesta alcuna preparazione del campione.

I limiti? Non adatto per analisi di laboratorio ad alta precisione.

Strumenti consigliati per la misurazione dell’umidità nella carta

Nel laboratorio cartario, gli strumenti più diffusi per la misura dell’umidità sono:

  • Forni da laboratorio con bilancia di precisione (per metodo gravimetrico)

  • Sensori IR da banco o in linea

  • Igrometri capacitivi portatili

  • Condizionatori climatici per stabilizzare temperatura e UR

È fondamentale che gli strumenti siano tarati periodicamente e conformi agli standard ISO/TAPPI.

Best practice operative: alcune indicazioni 

misurazione dell’umidità nella carta

Condizionare sempre i campioni prima della misura; evitare correnti d’aria o fonti di calore durante la pesata; utilizzare campioni rappresentativi del lotto; registrare temperatura e umidità relativa ambientale; eseguire controlli periodici sul forno e sulla bilancia.

L’importanza del controllo continuo

Nelle cartiere moderne, l’installazione di sensori in linea consente di monitorare costantemente l’umidità durante la produzione, correggere automaticamente le condizioni di essiccazione, migliorare la stabilità e l’uniformità del prodotto.

Questa integrazione contribuisce a ridurre gli scarti e ottimizzare l’efficienza produttiva.

Misurazione dell’umidità nella carta: hai bisogno di noi?

Affidarsi a un partner esperto come Enrico Toniolo S.r.l. significa poter contare su: 

  • Consulenza nella scelta dello strumento ideale

  • Ampia gamma di soluzioni di misura: gravimetriche, IR, capacitive

  • Servizi di noleggio, taratura e manutenzione

  • Formazione per l’uso corretto e la gestione dei dati

La misurazione dell’umidità nella carta è un elemento imprescindibile del controllo qualità.
Solo con strumenti affidabili e procedure standardizzate è possibile garantire prodotti stabili, performanti e conformi agli standard internazionali.

Clicca qui e contattaci per scoprire le soluzioni più adatte alle tue esigenze e ottimizzare il tuo processo produttivo.

abrasione test
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Test carta: la resistenza all’abrasione

Nel settore cartario, uno dei parametri fondamentali per valutare la resistenza e la durabilità del prodotto è la resistenza all’abrasione. Questo test carta consente di misurare la capacità del materiale di sopportare sfregamenti, graffi e usura durante le fasi di stampa, trasformazione e utilizzo finale.

Che si tratti di carta da stampa, cartoncino da imballaggio o carta speciale, il test di abrasione è essenziale per garantire qualità costante e conformità agli standard richiesti dal mercato.

Nell’articolo ti spiegheremo cosa misura il test di abrasione, quali sono le principali procedure di prova e quali strumenti scegliere per ottenere risultati affidabili.
Cominciamo?

Cos’è il test di abrasione sulla carta

Il test di abrasione valuta la resistenza del materiale al logoramento superficiale causato da sfregamenti meccanici. 

Durante la prova, il campione di carta viene sottoposto a movimenti ripetitivi contro un materiale abrasivo (o contro un altro campione), e si osservano le modifiche che si verificano. Esse possono consistere in: perdita di materiale, variazioni di colore, perdita di stampa o rivestimento, alterazioni superficiali.

Questo test è particolarmente importante per etichette e imballaggi, che subiscono sfregamenti in fase logistica; carta stampata, per la quale è essenziale evitare abrasione del colore; carta patinata o plastificata, per controllare la tenuta del rivestimento; cartoncini da packaging e carta monolucida, nei quali la finitura estetica è cruciale.

Test carta: perché è importante

Eseguire regolarmente test di abrasione consente di verificare la qualità del rivestimento (coating, verniciatura, patinatura), prevedere le prestazioni del prodotto finale in condizioni reali, ridurre i reclami e migliorare la soddisfazione del cliente, ottimizzare i processi di produzione (individuando difetti precoci), conformarsi agli standard internazionali (es. TAPPI T476, ISO 8251).

Principali metodi e standard di prova

Le normative internazionali definiscono i metodi più diffusi per il test di abrasione sulla carta:

  1. Metodo Taber (ASTM D4060, TAPPI T476). Utilizza un abrasimetro rotazionale (Taber Abraser). Il campione ruota contro ruote abrasive con carichi definiti: dopo un numero prestabilito di cicli, si misura la perdita di massa.
    Indicato per carte rivestite, film, cartoncini e materiali compositi.

  2. Metodo Sutherland. Simula lo sfregamento lineare tra due superfici. Viene utilizzato per test di resistenza allo sfregamento della stampa, ed è particolarmente diffuso per etichette, packaging e stampa offset.

  3. Metodo di abrasione secco/umido. Permette di valutare la resistenza della carta in condizioni ambientali diverse. Per questo motivo, è utile per carte destinate a impieghi “umidi” (tissue, carte tecniche). 

Test carta: strumenti consigliati

Abrasimetria di laboratorio

Gli strumenti più diffusi includono Taber Abraser (per test rotazionali standardizzati), Sutherland Rub Tester (per test di sfregamento lineare), Martindale Abrasion Tester (adatto per tessuti e materiali morbidi), Abrasimetri personalizzati (configurabili in base al tipo di carta e applicazione).

Tutti gli strumenti devono garantire pressione costante, consentire regolazione dei cicli e dei carichi, essere conformi alle norme ISO/TAPPI applicabili.

Come interpretare i risultati

Il risultato del test viene espresso in: perdita di massa (mg) dopo un numero di cicli, numero di cicli fino a rottura, valutazione visiva del danno (scala qualitativa o colorimetrica).

Un valore più basso di perdita di massa indica maggiore resistenza all’abrasione.

È importante ripetere le prove su più campioni e in condizioni ambientali controllate (temperatura e umidità) per garantire la ripetibilità.

Test carta: criteri di scelta dello strumento

Quando si sceglie un abrasimetro per carta, considera il tipo di carta o materiale, le norme di riferimento (ISO, TAPPI, ASTM), la tipologia di test (rotazionale, lineare, umido/secco), il livello di precisione richiesto, la possibilità di integrazione con software di analisi dati e, infine, il servizio di taratura e manutenzione.

L’importanza di un partner tecnico

Affidarsi a un fornitore esperto come Enrico Toniolo S.r.l. significa poter contare su:

  • consulenza personalizzata nella scelta dello strumento

  • ampia gamma di abrasimetri certificati

  • servizi di noleggio, taratura e manutenzione

  • supporto tecnico e formazione per l’utilizzo corretto

Il test di abrasione sulla carta è un elemento chiave del controllo qualità nel settore cartario. Garantire una corretta resistenza all’usura significa offrire prodotti più affidabili, durevoli e conformi agli standard.

Clicca qui e contattaci per scoprire quale abrasimetro è più adatto alla tua produzione e come migliorare il tuo laboratorio di controllo qualità.

Spessore
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Come scegliere lo spessimetro giusto: una guida completa

Nel settore cartario, la misurazione dello spessore della carta è uno dei parametri fondamentali per garantire qualità, uniformità e conformità alle specifiche tecniche. Un valore di spessore non corretto può influenzare numerosi aspetti del prodotto finale: dal peso alla rigidità, fino alle prestazioni in fase di stampa o trasformazione. Per questo motivo è essenziale scegliere lo spessimetro più adatto, in base al tipo di carta, all’applicazione e agli standard richiesti.

In questa guida ti aiuteremo a capire come orientarti nella scelta dello strumento di misura adeguato e quali caratteristiche considerare per compiere la tua scelta. Buona lettura!

Perché è importante misurare correttamente lo spessore della carta

La misurazione dello spessore è una fase critica nel controllo qualità della produzione cartaria.

Permette di verificare la conformità agli standard ISO e TAPPI, controllare l’uniformità del foglio e la costanza tra lotti, correlare lo spessore ad altri parametri (grammatura, densità, rigidezza), ottimizzare i processi di trasformazione e stampa, ridurre scarti e reclami da parte dei clienti.

Uno strumento preciso e affidabile aiuta quindi a migliorare la produttività e ridurre i costi.

Spessimetro carta: ecco le tipologie

Sul mercato esistono diverse categorie di spessimetri utilizzati nel settore cartario.
Qui troverai una rapida panoramica:

Spessimetro manuale

Ideale per misure spot o in laboratorio, permette una misurazione a contatto con pressione definita. Ottimo per piccoli volumi o controlli rapidi. 

Vantaggi? Un costo contenuto e una semplicità d’uso piuttosto comoda. 

I limiti, invece, sono una minore ripetibilità e la necessaria dipendenza dall’operatore.

Spessimetro digitale

Dotato di display elettronico con lettura immediata e precisa, dà la possibilità di registrare e trasferire dati. Garantisce una pressione di misura costante.

Vantaggi? Una maggiore precisione, abbinata alla tracciabilità dei dati. Sono ideali per laboratori di controllo qualità.

Spessimetro automatico / da banco

Adatto a misurazioni automatizzate e ripetitive, si tratta di uno strumento integrabile con software di analisi. Offre la possibilità di programmare sequenze di test.

Vantaggi? Un’alta ripetibilità e una elevata riduzione dell’errore umano. Sono ideali per cartiere e laboratori con volumi elevati.

Sistemi in linea (online)

Installati direttamente nel processo produttivo, misurano in continuo lo spessore del foglio. Consentono regolazioni automatiche in tempo reale.

Vantaggi? Garantiscono un controllo continuo e l’ottimizzazione del processo. Sono la soluzione ideale per impianti produttivi moderni e automatizzati.

Criteri di scelta dello spessimetro

Per scegliere il miglior spessimetro per le proprie esigenze, occorre valutare alcuni fattori.

  1. Tipo di materiale: carta da stampa, tissue, cartone, cartoncino, carta speciale

  2. Precisione richiesta: centesimi o millesimi di millimetro

  3. Normativa di riferimento: ISO 534, TAPPI T411

  4. Volume di test: pochi campioni o produzione continua

  5. Budget disponibile e ROI

  6. Integrazione software e possibilità di analisi dati

  7. Assistenza e taratura: fondamentale per mantenere la precisione nel tempo

Alcuni consigli pratici

Controlla la pressione di misura: deve essere conforme alle norme (ad esempio 100 ± 10 kPa per carta). spessimetro

Esegui le misure in ambiente controllato (temperatura e umidità).

Effettua tarature periodiche con blocchetti di riferimento.

Scegli strumenti certificati e conformi alle normative internazionali.

Scegliere lo strumento corretto può sembrare complesso: ogni applicazione ha le proprie esigenze. Rivolgersi a un partner specializzato come Enrico Toniolo S.r.l. significa poter contare su una consulenza tecnica personalizzata, un’ampia gamma di strumenti per tutte le applicazioni, un comodo servizio di noleggio, assistenza, manutenzione e taratura, una formazione e un supporto post-vendita continuo. 

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La misura dello spessore della carta è una delle chiavi del controllo qualità nel settore cartario. Investire nello strumento giusto significa garantire precisione, efficienza e affidabilità al proprio processo produttivo.

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